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28... 29... 30. Per questa sera basta cosi. Sua Maestà, S.M.,
anche per oggi è servita. Non sono pazzo, questi numeri sono
le vasche che io faccio, di nuoto, due sere alla settimana in piscina.
Perché proprio 30 e non 20 oppure 10 o semplicemente sguazzare,
muoversi nell'acqua tenuto a galla da un salvagente? Va bene qualsiasi
cosa, meno che fare niente. Sua Maestà, S.M., non aspetta
altro che questo: l'immobilità, l'apatia, la stanchezza e
l'autocommiserazione.
Io, questa soddisfazione non gliela voglio proprio dare, ed allora...
28... 29... 30. Questi sono i pensieri che ritmano le mie bracciate.
Per questa sera ho finito. Risalgo con difficoltà la scaletta
che dalla vasca mi porta sul bordo, nonostante vi sia un comodo
sedile automatico. Questa piscina è, infatti, attrezzata
per l'uso di persone disabili: maniglie lungo i brevi corridoi che
portano dagli spogliatoi alla vasca, sedie a rotelle sia per gli
spostamenti che per poter far la doccia da seduti e sedile automatico,
come detto, per la discesa e risalita dall'acqua al bordo della
vasca.
Ho freddo, ho le gambe rigide. Mia moglie mi porge premurosamente
l'asciugamano, mi seggo sui bordo della vasca e prendo un po’
di fiato.
Mentre mi asciugo e mi scaldo, i miei pensieri galoppano. Due volte
alla settimana, due ore di nuoto, ne faccio di kilometri da ottobre
a fine maggio. Quando io e mia moglie, partiamo da casa alla sera,
io senza aver ancora cenato, ho tutte le voglie meno quella di buttarmi
in acqua e di faticare, ma questa è la sfida che ho lanciato
a Sua Maestà e non la voglio perdere.
Il mio nuoto è lo Stile Libero, ma con un aiuto minimo delle
gambe, per cui ogni dieci vasche ne percorro una con solo l'uso
degli arti inferiori; alle caviglie porto due manicotti, di quelli
che si mettono alle braccia, appena gonfiati, quel poco che serve
per sostenere le gambe; nell’acqua di mare non li uso perché,
data la salinità dell'acqua, si galleggia di più.
Mentre mi sto riposando seduto sul bordo della vasca, guardo attorno
a me ed i miei occhi incontrano inevitabilmente quelli di mia moglie
nei quali intravedo a volte un lampo di amarezza, in quell'attimo
vorrei fare cento, mille vasche se ciò servisse a donarle
la serenità che merita, ma... quale prezioso aiuto è
il suo. Intorno a me vedo i miei amici alcuni segnali dal dramma
in giovane età, la maggior parte vittime di incidenti stradali,
ma quanta forza e quanta gioia di vivere in loro e che prezioso
insegnamento di vita. Appartengo, infatti, ad una associazione,
creata da noi, di portatori di handicap e non, la A.S.H.l.
(Associazione Subacquei Handicappati Italiani), Tutti fanno
con entusiasmo, competenza e serietà, attività subacquea
internazionalmente riconosciuta e nuoto.
Io ho 54 anni, da trenta convivo con Sua Maestà e questa
lotta che dura da tutti questi anni mi ha fatto capire che non devo
mollare ed, infatti, non mi ritengo un suo schiavo, ma un fedele
suddito.
Io, nella sua corte, ho una posizione privilegiata, conquistata
sul campo, per cui mi permetto di stuzzicare Sua Maestà con
attività fisiche e mentali, scrivo e leggo. Questa convivenza
è un continuo litigio, un continuo battibecco.
Con il nuoto le ho sempre fatto dei grandi dispetti, perché,
Lei, ha capito che, anche se mi limita e mi danneggia, io Le ho
sempre dimostrato di reagire e fare qualcosa dì più.
Ancora seduto sul bordo della vasca, mi scuoto dai miei pensieri
e, quindi, mi metto, con un sospiro, in piedi e mi appresto a gustarmi
una tonificante doccia calda. Ora mi sento bene, la testa è
sgombra, libera, l'apatia è svanita, le gambe anche se un
po’ rigide, mi sorreggono bene, la schiena non mi duole, ho
un appetito gagliardo e questa notte dormirò profondamente
sognando placide marine e mari profondi. La lotta senza fine continua,
ma, anche per questa sera, Sua Maestà è servita.
Marco
Grazie Marco, e ciao!
Mi
chiamo Rino,
grazie al vostro lavoro,
alla vostra magia che vi tiene uniti da anni mi avete permesso
di realizzare un sogno che mi seguiva da anni: la speranza,
la voglia di immergermi nonostante la mia distrofia.
Tutti i filmati , i documentari e le rivista sul mare da
Jacques Cousteau a Folco Quilici erano il mio passatempo
preferito. |

Rino
durante una risalita
al largo di Capo Noli |
Finalmente
un bel giorno, una domenica del 1990, in auto in coda di ritorno
dal mare affianco il furgone dell'A.S.H.I., leggendo il logo e le
poche parole di descrizione. Capisco di che cosa si tratta e una
settimana dopo facevo già parte del gruppo.
Un anno dopo avevo il brevetto
di subacqueo, ma soprattutto andavo tranquillamente sott'acqua.
Adesso continuo regolarmente l'attività,
compatibilmente con gli impegni di lavoro e collaboro con l'Associazione
per cercare di trasmettere a chiunque lo voglia un po' di allegria
e la consapevolezza che se lo si vuole ce la si può fare.
Chiamaci, a presto!!!
Rino.

Maurilio mentre insegna
acquaticità ad un allievo |
Mi
chiamo Maurilio
e sono nato a Torino il 9 giugno 1960. All'età di 3
mesi fui colpito dalla polio agli arti inferiori, con la perdita
dell'udito; per fortuna sono autosufficiente. |
Mi
sono iscritto all'Associazione Subacquei Handicappati Italiani nel
'96, tramite un conoscente, per curiosità. In seguito questa
curiosità mi ha entusiasmato così tanto che adesso
sono il "campione italiano di tecnica subacquea per disabili"
!!!
La sensazione che provo ogni volta
che faccio un'immersione è sempre meravigliosa: si entra
in un mondo dove le sorprese non finiscono mai. Rimani abbagliato
dalle bellezze della natura, ti senti più leggero ed hai
l'impressione di volare!
Vale la pena di provare; e se potete,
venite ad iscrivervi all'A.S.H.I. così possiamo conoscerci.
Dal
2003 sono il presidente dell'Associazione.
Ciao, Maurilio
Mi
chiamo Francesco,
sono nato a Reggio Calabria il 5 dicembre 1958, sono stato colpito
dalla poliomelite all'età di nove mesi, con conseguenze molto
gravi agli arti inferiori e ad un arto superiore.
Ho subito un intervento alla scoliosi,
ma nonostante tutto ciò, mi considero una persona felice,
sono sposato con una donna meravigliosa, ho una bambina di 8 anni
e un bimbo di sei mesi: cosa posso volere dalla vita?
Cerco di spiegarvi come sono arrivato
a fare subacquea: anni fa frequentavo una piscina facendo solo nuoto,
ho incontrato un istruttore che mi ha chiesto se volevo imparare
ad immergermi. Al momento sono rimasto perplesso: "... ma posso
farlo anche io?", poi mi sono convinto: devo dire che è
stata un'esperienza bellissima, non avrei mai pensato di potercela
fare.
E' una sensazione meravigliosa potersi
muovere in acqua con facilità; per uno costretto a camminare
con dei tutori e le stampelle, pare di essere miracolati.
Una delle emozioni più forti
e belle che ho provato è quella di stare in piedi sul fondo
della piscina senza il bisogno di tutori o stampelle, un'esperienza
che fuori dall'acqua non mi è possibile.
Non avere paura, vieni a provare anche
tu.
Ti aspetto, Francesco. |